Dopo circa due decenni di continue sfide, discussioni e ritardi, finalmente lo scorso 4 marzo, infatti, gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno raggiungo un accordo per salvaguardare gli oceani.

E’ stato costituito infatti dagli stati membri dell’Onu un Trattato Globale sugli Oceani, con il quale gli stati devono darsi delle nuove regole per la protezione degli oceani e della biodiversità.

Obiettivo 30×30

Lo scorso dicembre i Paesi che hanno partecipato alla conferenza sulla biodiversità istituita dalle Nazioni Unite avevano fissato l’obiettivo 30×30, ovvero quello di proteggere il 30% degli oceani entro il 2030.

Il trattato globale sugli Oceani punta a raggiungere tale obiettivo, e si potranno anche inoltre istituire Aree Marine Protette in alto mare.

I delegati dei vari paesi inoltre hanno deciso che si terrà periodicamente una “conference of the parties (Cop)” sul tema della preservazione degli oceani in modo che gli Stati membri possano essere sempre aggiornati sulle reciproche decisioni e azioni riguardo gli oceani e la biodiversità che essi racchiudono.

Dobbiamo sapere infatti che gli ecosistemi marini producono la metà dell’ossigeno che c’è sulla terra, rappresentano il 95% della biosfera e sono un importante alleato nella lotta ai cambiamenti climatici.

Nonostante ciò, finora c’erano solo norme frammentate e approssimative per regolamentare le attività umane in Alto Mare, e questa zona era maggiormente esposta allo sfruttamento rispetto a quella delle acque nazionali.

Cos’è la zona dell’Alto Mare

L’Alto mare è quell’area di mare al di là della Zona Economica Esclusiva (ZEE) nazionale, quindi oltre le 200 miglia nautiche dalla costa, ed è formata da circa i due terzi dell’oceano.

Questa area appartiene alle acque internazionali, al di fuori delle giurisdizioni nazionali, e qui tutti gli Stati hanno diritto di navigare, pescare o fare ricerche.

Quest’aera quindi ha un ruolo di primo piano per le attività di pesca, per gli habitat di varie specie fondamentali per il pianeta e per migliorare la crisi climatica.

Tuttavia, nessun paese finora aveva pensato alla protezione e alla gestione sostenibile di questa grande area, per cui era a rischio la perdita di alcuni ecosistemi tra più importanti del pianeta. Secondo le statistiche sembra infatti che il 10% – 15% delle specie marine sia già a rischio estinzione.

Ecco perchè questo accordo risulta un traguardo storico per quanto riguarda la protezione degli oceani e della biodiversità.

Secondo Greenpeace «Questo è un momento storico per la protezione della natura e degli oceani. Ed è anche un segnale che in un mondo sempre più diviso, la protezione della natura e delle persone può trionfare sui calcoli della geopolitica» «Ci congratuliamo con tutti i Paesi per aver raggiunto un compromesso mettendo da parte le diverse posizioni e producendo un trattato che ci permetterà di proteggere il mare, aumentare la nostra resistenza ai cambiamenti climatici e proteggere la vita e il benessere di miliardi di persone»

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